maya

L’antica civiltà maya è una tra le più stupefacenti mai esistite, la loro cultura si suddivide in tre periodi storici:
Il Periodo Preclassico (1800 a.C.-250 d.C.)
Il Periodo Classico (250 d.C.-925 d.C.)
Il Periodo Postclassico (925 d.C.-1530 d.C.)

Tra le conquiste intellettuali dei maya sono da citare:

La scrittura
I maya utilizzavano un sistema logosillabico. Soltanto i maya fra tutti i popoli precolombiani che erano andati oltre la pittografia, come gli Zapotechi e gli Epi-olmechi hanno lasciato copiosi esempi di estese iscrizioni. Essi non solo avevano scoperto l'ideogramma (logogramma), cioè un simbolo al posto di una parola; ma, secondo gli epigrafisti odierni, la maggior parte dei glifi maya, manifestamente fonetici, indicano che essi avevano raggiunto il terzo stadio della scrittura, in cui i simboli stanno al posto di sillabi. La lingua scritta maya si può far risalire all'inizio dell'era cristiana. Molti dei loro geroglifici sono incisi su stele, queste ci riferiscono con rimarchevole precisione le date principali della storia dei maya, e scritti in libri fatti con la corteccia d'albero che consisteva in lunghe strisce che si potevano spiegare e ripiegare. Questi testi erano comprensibili soltanto a sacerdoti, che prima della conquista spagnola venivano chiamati Ah K'in e da altri dignitari d'alto rango.

Il tempo
La cronologia dei maya era calcolata da un punto fisso del passato remoto, proprio come il cristiano parte dalla nascita di Gesù, il greco dai primi giochi olimpici, e il romano dalla fondazione di Roma. Il loro calendario viene ancorato a una data (contolungo), tradotta come 3114 a.C, forse v'era un ipotetico evento come una nuova creazione del mondo dopo qualche immane catastrofe. Dai primi secoli dell'era cristiana, i loro sacerdoti astronomi predissero le eclissi con grande precisione e stabilirono accuratamente il corso di Venere.

Il calendario
Il giorno era il K'in; 20 kin costituivano un uinal; 18 uinal l'haab, cioè l'anno di 360 giorni, un 19° brevissimo, di soli 5 giorni uayeb, ed erano 5 giorni che portavano male e durante i quali la gente se ne stava tappata in casa facendo i debiti scongiuri. I 18 uinal avevano ciascuno il proprio nome, così come i 20 kin, e ognuno era indicato con un proprio glifo. Vi era inoltre un calendario secondario concatenato al precedente che serviva a scopi rituali e divinatori composto da 260 giorni, 13 mesi di 20 giorni. Il secolo durava 52 anni. 20 anni di 360 giorni rappresentavano un K'atun, ciclo destinato a ripetersi senza variazioni significative, ed è il katun ad essere rappresentato nelle steli che sono erette nelle città più importanti all'inizio o al termine di un ciclo significativo di 20 anni. I ritmi dell'eterno fluire di giorni, mesi e stagioni è un miracolo che spinge i maya ad attribuire ad ogni alba e ogni tramonto una sacralità profonda. Ogni gesto, ogni attività umana si modella sui segni che il giorno porta con sè, sugli umori del sole che torna ogni alba dal regno degli inferi per raggiungere il cielo.

La matematica

I maya si avvalsero del sistema aritmetico a base vigesimale (tipo di numerazione avente per base il numero 20). Un punto (.) rappresentava l'unità, mentre una barretta ( _ ) veniva utilizzata per rappresentare il 5; al numero 20 entrava in campo lo 0. Il numero zero era concepito come posizione vuota: 0. 1,2,3,5,6,12,15,20. Per noi la matematica è una disciplina scientifica, mentre per la civiltà maya faceva parte della sfera religiosa e rappresentava forme di conoscenza e di controllo delle energie sacre emanate principalmente dagli astri, considerate divinità o epifanie dell'essenza divina.

L’architettura

Nell'urbanistica generale maya troviamo nel centro delle città i monumenti civici e religiosi, i templi, le residenze di corte e i luoghi d'incontro; alla periferia si sparpagliavano i villaggi e le case dei contadini. Tikal fu una delle più grandi ma sicuramente non la più antica, se si pensa a centri come El Mirador e ai centri preclassici presenti nell'attuale Belize o anche a Kaminaljuyu in Guatemala. Il suo centro civico e religioso aveva una superficie di circa 2 Km², i centri minori erano distribuiti per un raggio di 2 o 3 miglia. La dominavano 5 templi a piramide; il più alto misurava 75 metri. Poi c'era Copán, creduta per molto tempo l'Alessandria del mondo maya a causa di una erronea lettura di un altare presente nel sito, che fu creduto rappresentasse una riunione di scienziati e degli astronomi, mentre poi venne riconosciuto come l'elenco dei sovrani della città, Chichén Itzá, città sacra dello Yucatán alla quale i pellegrini si avvicinavano con reverenza, aveva un grande pozzo naturale, sede dei sacrifici umani. All'ombra delle città si trovavano i campi di mais, tutto ciò che facevano, tutto ciò in cui credevano i maya, era messo in relazione con il mais. I templi e i sacrifici avevano il compito di assicurare abbondanti raccolti; l'elaborata teologia era uno strumento di propiziazione del potere, ma anche dei frutti della semina; il calendario era suddiviso in funzione dei lavori da compiere nei campi. Nelle città maya nei giorni di festa vi affluiva tutto il contado che assisteva ai riti, sfilava in processione, impiantava le bancarelle, giocava alla palla, pagava le tasse e poi se ne tornava alle proprie comode capanne nell'hinterland. Tornando al discorso riguardante l'architettura maya, essa sembra sia stata del tutto autoctona; ma parecchi studiosi suppongono che possa essere stata influenzata da qualche contatto con la civiltà asiatica, il materiale abbondava. La pietra calcarea veniva estratta ancora fresca dal terreno, la si trattava nelle fornaci per ricavare la calcina. Gli stucchi servivano per correggere gli errori di costruzione. Anche se i blocchi di pietra erano finemente tagliati e selezionati. Tratti caratteristici dell'architettura maya furono il tetto sporgente, la volta e l'arco (volta a mensola, arco finto). Frequenti nell'architettura maya sono i grandi mascheroni in stucco che rappresentano generalmente le divinità, che derivano probabilmente dalle maschere di uomo-giaguaro degli Olmechi. La maestosità dell'architettura era per impressionare la folla dei fedeli.

La pittura
Al pari di molte civiltà del passato, i maya come altri popoli dell'America Centrale erano soliti caratterizzare sculture ed edifici mediante il colore, sia che questi ultimi avessero pareti lisce o fossero decorati a rilievo. Decorazione policrome all'interno di tombe di templi e palazzi come in rosso indio puro, azzurro di fondo. Temi: musicisti, danzatori, servitori con parasoli ricoperti di piume, personaggi con maschere di animali acquatici, sacerdoti e maestri di cerimonie, i signori e i nobili detentori del potere delle città, donne che si acconciano e si struccano, processioni di cortigiani, mascheroni di divinità, battaglie, il trapasso dalla vita alla morte, celebrazioni della vittoria, rituali scene di violenza e sacrifici umani, serpenti, giaguari. Una delle più spiccate doti artistiche dei maya è dunque, senza dubbio, l'inclinazione particolare per il disegno, una sensibilità sotto molti aspetti a quella dell'arte asiatica. La scultura si sviluppò senza influenze esterne nel periodo classico tra 550-900 d.c, e fu molto fiorente.

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22 dicembre 2012

Questa data è riferita ad una profezia che fece la civiltà maya, questa profezia non ci indica quella data come termine del mondo, ci indica invece il punto di conclusione di un anno galattico, ricordo che i maya hanno scoperto che come la Terra gira intorno al Sole, tutto il sistema solare nel quale la Terra si trova gira anch'esso intorno alla galassia, così il giro completo del sistema solare intorno alla galassia dura 25625 anni, questo è chiamato "anno galattico", sabato 22 dicembre 2012 finisce "un anno galattico". La profezia ci dice che vi saranno dei grandi cambiamenti, climatici per quanto riguarda il nostro pianeta, spirituale tra gli esseri umani, ma il mondo dopo quella data continuerà ad esistere e a vivere.

 

 

 

 

 

 

 

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